Venuti qui per un sopralluogo... un film che non ha una sceneggiatura, o che forse non gireremo mai. Non ha importanza. Il paesaggio è un'allucinazione di cemento, l'estetica dell'abbandono, e questo posto te la sbatte in faccia senza chiedere scusa. 
L'Albania intera è un cantiere perenne. Scheletri di cemento armato si ergono ovunque, alberghi mai finiti con i tondini di ferro che spuntano verso il cielo, in attesa di un piano superiore che non arriverà mai. 
E poi ci sono i bunker. Funghi di cemento ciechi e paranoici sparsi tra le spiagge e le montagne. Reliquie di un dittatore che aspettava una guerra, nidi per mitragliatrici che ora fissano il vuoto. È superbo e meraviglioso. 
Questo paese se ne frega delle nostre inquadrature. Vive di contrasti osceni e affamati. La ricerca disperata di un lusso posticcio, le Mercedes lucide che ci sorpassano a tutta velocità su strade improbabili, il finto sfarzo dei resort, mescolati ai cani randagi che proiettano ombre enormi sull'asfalto bagnato, facendoli sembrare lupi o esseri deformi. Questo posto se ne frega del nostro film, almeno quanto ce ne freghiamo noi.
L'Albania non è una location. È una condizione mentale. Titoli di coda.
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